VERSO VENERE


di Giorgio Stiavelli - É molto difficile pensare che intorno ad altre stelle, simili al nostro Sole, non gravitino uno o più pianeti, con caratteristiche analoghe al nostro e che, seppur privi di vita, potrebbero essere ugualmente già in grado di ospitarla.

In effetti, potrebbe esser anche lecito il pensare che queste stelle abbiano assunto dimensioni in modo del tutto casuale, ma nulla ci vieta ancora il considerare che nel rigore dell'Universo queste, al momento della loro formazione, abbiano, invece, preso delle dimensioni di massa ben definite e di conseguenza, analogamente agli atomi, dove l'idrogeno ha un solo elettrone, l'elio ne ha due, l'ossigeno otto e così via, vi siano le nane gialle con una decina di pianeti, le rosse con un numero differente, tanto da poter prevedere di trovare più sistemi planetari, se non identici, ma simili tra loro, con evoluzioni analoghe e perciò anche altri pianeti somiglianti alla Terra.

In questi, l'acqua dovrebbe trovarsi allo stato liquido, avere approssimativamente la nostra gravità con una velocità angolare sul proprio asse sufficientemente prossima alla nostra e, cosa più improbabile, anche un'atmosfera con un discreto tasso d'ossigeno. In pratica si dovrebbe trovare un gemello clonato della Terra! É altrettanto probabile che sostino, ruotando alle estreme periferie dei sistemi di tali stelle, anche delle nubi formate da idrogeno, carbonio, azoto, ossigeno ed altre molecole leggere, che possano arrivare alla formazione di piccoli e neri blocchi di ghiaccio, aggregandosi, come gemme di cristallizzazione, ad eventuali asteroidi vaganti di materiale più consistente, come lo è Nereo, nel nostro sistema.

Purtroppo questi mondi già pronti, che sicuramente esistono e che ci attendono, sono troppo distanti da noi e molto tempo trascorrerà prima che potremo raggiungerli. Altri, ben più vicini, difficilmente potremo, invece, riuscire a adattarli per condurvi una normale vita sulla loro superficie. Alcuni pianeti del sistema potrebbero già possedere, seppur in condizioni embrionali, qualche accenno di vita, oppure averlo già superato. Altri non vi sono ancora giunti. Cerchiamo ora di considerare la situazione, iniziando ad analizzarne le eventualità tra i pianeti più interni, non andando, in ogni caso, oltre ai satelliti di Giove in cui le temperature sono già troppo basse e dove solo su Callisto, Ganimede, Io ed Europa, che è poco più piccolo della Luna, vi si potrebbe trovare, oltre a dei mari d'idrocarburi, anche acqua e qualche forma di vita. Giove è un po' come un Sole mancato e molti sono i satelliti che gli ruotano intorno, ma è un Sole piuttosto freddo e non potrebbe autonomamente riscaldarli. Non è improbabile poi supporre che, nel nucleo di alcuni di questi satelliti, covi ancora del calore, tanto da mantenere liquida una parte d'acqua ed avere anche delle sorgenti termali, come ve ne sono nel fondo dei nostri oceani, dove vi brulica la vita.

Nel sistema solare Venere ha caratteristiche dimensionali simili alle nostre, ma con una gravità inferiore, una rotazione eccessivamente lenta, una atmosfera di CO2 troppo spessa ed infine un'elevata temperatura superficiale. L'eccesso di gas e vapori pesanti in quell'atmosfera, composta per la maggior parte d'anidride carbonica, hanno creato delle condizioni d'alte pressioni sulla sua superficie, nonostante la minore gravità rispetto alla terrestre e, infatti, varia dai 60 ai 150 bars, passando dagli avvallamenti alle cime. Si sono poi verificate una serie di condizioni che hanno creato un notevole effetto serra, tanto che, sul suo terreno, la temperatura è così elevata che lo stagno ed il piombo si presentano sicuramente allo stato liquido, come lo è sulla Terra il mercurio a temperatura ambiente e la sua evoluzione è irrimediabilmente bloccata. Solo con molta fantasia l'uomo potrebbe un giorno esser in grado di iniziare a farla ripartire lanciando in quell'atmosfera degli eco-catalizzatori polverizzati, per tentare di innescare delle reazioni a catena endotermiche e riuscire, raffreddandola, a farla liquefare.

VERSO VENERE

Il metano si riscontra spesso nei pianeti e se ve ne fosse anche su Venere, potrebbe risultare una fonte di idrogeno per tentare di strappare l'ossigeno al carbonio e poter così sintetizzare l'acqua ed altri idrocarburi più pesanti, sfruttando la casuale, ma sempre possibile presenza di catalizzatori, come artificialmente viene fatto usando l'idrato stannoso, il solfuro di molibdeno o i geli di allumina od altri ancora. In queste condizioni si rischierebbe però di creare anche un mare d'idrocarburi. Se fosse invece possibile scegliere, tanto varrebbe prendere la via dei carbonati e dei vegetali. Ma queste sono solo fantasie. É però anche ragionevole pensare che la quantità di ghiaccio caduto sui vari pianeti, per unità di massa, non differisca statisticamente molto rispetto a quella che noi abbiamo ricevuto. Dovrebbe perciò esser possibile reperire e convogliare quella acqua forse non ancora irrimediabilmente perduta. Così Venere, Dea della bellezza, sembra che non rispetti lo splendore del suo nome ed oggi sia un pianeta ormai morto, bruciato da un sole troppo vicino e da una rotazione quasi inesistente. Partendo dai dati accennati potrebbe esser interessante, comunque, fare alcune considerazioni, seppur molto grossolane, su una tale atmosfera di CO2. Consideriamo una pressione media in superficie di 100 bars. Rammentiamo che il peso atomico del carbonio è 12 e dell'ossigeno è 16. Il peso di una molecola di anidride carbonica sarà dunque di :

Si ha quindi che:
il peso di una molecola di carbonio = 24
il peso di una molecola di ossigeno = 32
il peso di una molecola di anidride carbonica = 44


La pressione massima rilevata negli avvallamenti di Venere, corrisponderebbe sulla Terra ad una profondità in acqua di 1.500 metri. Avendo però tale pianeta una gravità intorno alla metà di quella terrestre, il valore di pressione si riscontrerebbe a 3.000 metri sul fondo di un suo inesistente ipotetico mare. L'atmosfera rilevata su Venere sembra esser quasi esclusivamente di CO2, molecola in cui, come si è visto, al peso atomico 12 del carbonio, si affiancano due atomi del peso 16 di ossigeno che porta la molecola di anidride carbonica ad un peso di 44. Se per ipotesi assurda si riuscisse a strappare il carbonio dalle molecole di CO2, rimarrebbe una atmosfera d'ossigeno del peso molecolare di 32. Perciò ove si dovesse riscontrare una pressione di 100 bars, con la medesima quantità d'ossigeno nella molecola, ma priva di carbonio, si rileverebbe :

100 bars : 44 = X bars : 32 :

e quindi la nuova pressione risulterebbe :



che, benché composta unicamente da molecole di ossigeno, risulterebbe per noi sempre eccessiva. Rimanendo in un clima di fantascienza, si potrebbe pensare d'idrogenare il 99% dell'ossigeno ottenuto dalla riduzione dell'anidride carbonica, per poter creare l'acqua dei mari mancanti e ridurre la pressione atmosferica a valori terrestri. Fatto ciò rimarrebbe, come sottoprodotto, un'abbondante quantità di carbonio indispensabile a formare foreste e prati. Fantascienza, ma fino ad un certo punto. Non ci si deve, infatti, dimenticare dell'esistenza di alcuni microrganismi che, seppure molto primitivi, potrebbero venirci in aiuto. Questi sono il retaggio dell'affacciarsi della vita sulla Terra e si trovano tuttora presenti in alcune caldissime acque termali sorgenti nelle profondità oceaniche che sintetizzano direttamente l'anidride carbonica anche in condizioni di completa mancanza di luce.

Una soluzione per tentare di trasformare il pianeta, potrebbe esser quella di tentare d'effettuare una semina di tali organismi nell'ambiente venusiano in cui troverebbero un caldo terreno di cultura e.... nutrimento a volontà.

Perciò se anche l'idrogeno, l'ossigeno ed il carbonio si trovano oggi tra loro aggregati in modo differente da quello a noi utile, questi elementi, seppur diversamente combinati, sarebbero in quantità sufficiente a creare un ambiente vivibile.
Il Sole, essendo molto più vicino di quanto lo è la nostra Terra, è particolarmente implacabile e se, anche un giorno, si riuscisse a trasformare tutta l'atmosfera di Venere in una normale aria respirabile, le temperature all'equatore rimarrebbero sempre talmente elevate che, se qualcuno vi si volesse avventurare, verrebbe velocemente arrostito.
La sua rivoluzione intorno al Sole corrisponde a 224,7 nostri giorni, mentre per compiere una intera rotazione su se stesso, ne impiega 243, cioè circa 18 in più.
Dal punto di vista di una colonizzazione, avere una rotazione su se stesso tanto lenta, è uno tra i peggiori inconvenienti del pianeta.
Tra l'alba ed il tramonto passano circa 121 giorni dei nostri, corrispondenti ad una giornata di quattro mesi.

TERRAFORMING VENERE

Ammesso e non concesso di riuscire a raffreddare e modificarne, atmosfera e fluidi, l'unico modo per poter vivere su Venere, potrebbe esser quello di porre i campi base vicino alle calotte polari, ove il periodo di illuminazione è radente ed ha una cadenza che ricorda quella delle nostre zone artiche. Il fatto poi che l'anno è più corto della rotazione del pianeta, lo fa apparire di moto retrogrado ed il Sole lo si vedrebbe sorgere dal lato che noi consideriamo ovest. Indipendentemente da quanto sopra, è interessante ricordare che una delle sonde inviate su Venere segnalò che, quando si trovava nell'alta atmosfera e la pressione registrata era ancora di un solo bar, a tale quota corrispondeva una temperatura di 20°C.

Ciò potrebbe quasi far supporre che, creati i mari, idrogenando l'ossigeno contenuto nel CO2 e portando la pressione atmosferica ai valori terrestri, la temperatura al suolo potrebbe risultare di 20 °C. Ma questi sono sogni!

Venere si trova oggi in una fase tanto primordiale, che potrebbe esser toccata dalla vita, solo quando il nostro Sole fosse al termine della sua e, come si suol dire, sembra quindi che abbia ormai "perso il tram"!
É possibile che l'uomo intervenga a modificare tale situazione? L'Uomo fa parte della Natura che spesso è imprevedibile. Chissà che nei suoi disegni, tale compito non glielo abbia già previsto ed assegnato! Scartata per ora anche Venere, pochi sono i pianeti interni al nostro sistema, adatti a future colonizzazioni.
Mercurio è troppo vicino al Sole, sebbene sembri che la temperatura ai suoi poli ne possa permettere la vita e se potrà risultarci di qualche interesse, potremo un giorno provare a visitarlo, almeno strumentalmente. É bene in ogni caso tenere presente che per tutti i pianeti si potrà, per il momento, solo pensare più a presidi scientifici, che a delle vere e proprie migrazioni. Starà, in ogni caso, all'uomo renderli utilizzabili e fertili. Per far ciò si potrà ... tentare di far ripartire l'evoluzione, rimuovendone gli ostacoli, da dove, su questi pianeti, si era inceppata. Come banco di prova, sarebbe assai utile iniziare .... tanto per allenarci, a rendere fertili i deserti e tutte le zone inospitali della nostra Terra. Pensate quanto è bello il nostro pianeta e godetevelo! Siamo nati su un pianeta meraviglioso e sta a noi migliorarlo ed a non distruggerlo dandoci un aiuto l'un l'altro. Se impareremo a bonificare i terreni impossibili, sinergicamente riusciremo con il lavoro a dare dignità all'uomo ed a sfamare tante bocche.

Giorgio Stiavelli è ingegnere aeronautico, già capo Reparto Sperimentale di volo AERFER (ora ALENIA) a Napoli; il più giovane ingegnere europeo a lavorare sui velivoli Sagittario, Ariete e Leone, nonchè consulente scientifico di due importantissimi uomini politici di Governo