MARTE IN MOSTRA
Dal Messaggero del
27-3-01: "Le congetture intorno all'esistenza di oscuri
abitanti del cosmo risalgono alle epoche più remote. E numerose sono le domande
che suscita Dalla Terra a Marte, una mostra in corso a
Milano al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica fino al prossimo 15
aprile: siamo i padroni dell'universo? Esiste, in qualche pianeta, un'altra
vita? Siamo pronti a viaggiare "altrove"? Le risposte, naturalmente, variano. C'è chi
scuote bruscamente le spalle. C'è chi le lascia agli scrittori di fantascienza.
Altri si dicono: «La terra è diventata angusta, ormai siamo troppi, vorremmo scoprire nuove forme di esistenza possibile su
lontani pianeti».
Il sottotitolo della mostra suona così: La ricerca della vita
extraterrestre, da Schiaparelli ai nostri giorni.
Essa propone, dunque, un percorso a ritroso, che abbraccia più di un secolo e
varie ipotesi astrofisiche. «A
occhio nudo - leggiamo su un pannello all'inizio delle sale espositive - il
pianeta Marte appare come un puntino rosso. Fu solo con l'uso del cannocchiale,
dopo il 1610, che poté essere descritto fornendo dettagli via via più precisi. Ma dovemmo
aspettare la notte del 23 agosto 1877, quando Giovanni Virgilio Schiaparelli (1835-1910) orientò verso Marte un telescopio
potentissimo, con il quale stava osservando le stelle doppie».
Questo insigne studioso non aveva alcuna intenzione
di dedicare al ''pianeta rosso'' una serie regolare
di osservazioni. Desiderava soltanto sperimentare se il telescopio rifrattore Merz possedesse le qualità ottiche
opportune allo studio della superficie dei pianeti. E riuscì a
individuare su Marte una successione di macchie, che chiamò ''mari'', ''terre emerse'', ''canali''. Quindi
espose i risultati delle sue osservazioni ai membri dell'Accademia dei Lincei. L'anno successivo, cioè
nel 1878, Schiaparelli pubblicò una relazione
scientifica. Ai documenti scritti allegò una grande
mappa, icona stereografica dell'emisfero australe di Marte.
Ad attrarre l'attenzione del pubblico, anche dei non addetti
ai lavori, fu l'uso dei termini ''mari'', ''terre emerse'' e ''canali''. Queste parole inducevano a
sviluppare analogie, confronti, somiglianze. Anche
negli ultimi decenni dell'Ottocento, i visitatori dell'Istituto Astronomico di Brera, diretto dallo stesso Schiaparelli,
si posero ardite domande. Come si presenterebbe la Terra se osservata da Marte?
I continenti del nostro pianeta riflettono una parte notevole della luce che ricevono dal Sole; i mari, invece, composti di liquido trasparente,
assorbono a poco a poco ogni luminosità. Se fossero
osservati da Marte, si rivelerebbero opachi: una serie di macchie. Ma le
analoghe macchie viste sul ''pianeta rosso'' si possono considerare, in conclusione, veri mari e
canali? Nelle mappe successive, tutte
visibili alla mostra, Schiaparelli sviluppò i
risultati delle sue ostinate ricerche, sempre più stimolanti
e minuziose. Egli vi rappresentò, oltre ai mari precedenti, isole, istmi,
stretti, penisole, promontori e calotte polari. In breve, Marte sembrò del
tutto simile alla Terra: abbondante di acque. Fu
quindi naturale porsi ancora una domanda: quelle strutture, quei canali, erano
forse opera di esseri intelligenti?
Si scatenò, da allora, una competizione ininterrotta, che
coinvolse astrofisici e ''navigatori
dello spazio'' di varie nazioni. Memore delle
ricerche di Schiaparelli, il miliardario Percival Lowell in Arizona, verso
la fine degli anni Trenta, investì molto denaro nel mastodontico osservatorio
privato di Flagstaff. Ray Bradbury, mezzo secolo fa, ci donò le mirabolanti avventure
delle Martial Chronicles
(Cronache marziane). E persino la Nasa, sfidando i
sorrisi degli scettici, varò il progetto Seti (Search for
Extraterrestrial Intelligence), i cui dati sono oggi diffusi in migliaia di computer collegati in rete.
Così, per la gioia dei cacciatori di Ufo, ormai
giungono altri ''segnali'', si formulano nuove ipotesi, gli investigatori del
cosmo si abbandonano a ulteriori suggestioni. E torna
a circolare questa battuta di un personaggio di Contact, superproduzione
fantascientifica hollywoodiana: «Se fossimo gli unici
nell'universo, sarebbe uno spreco di spazio».