Decifrato
un cerchio
nell’orzo vicino a Stonehenge
VITTORIO SABADIN
LONDRA
Se i «cerchi» nel grano che compaiono ogni estate nei campi inglesi li fanno
davvero gli alieni, ora sappiamo che conoscono il «pi greco», quel 3,14 che
rappresenta il numero più misterioso della matematica e definisce il rapporto
tra la circonferenza e il diametro di un cerchio. Il disegno ritrovato
all’inizio di giugno in una coltivazione di orzo a Barbury Castle sembrava uno
dei tanti che in questa stagione affollano i campi inglesi e, come al solito,
era stato subito fotografato dall’alto da Lucy Pringle, l’instancabile
ricercatrice che da più di dieci anni sorvola la campagna alla ricerca di «crop
circles». L’immagine della formazione, larga più di 45 metri e ritrovata in una
collina dello Wiltshire, è rimasta online nel sito di Lucy
(www.lucypringle.co.uk) insieme alle altre apparse in questo mese, e non
sembrava nemmeno una delle più belle: una linea a spirale convergente verso il
centro, interrotta ogni tanto da inspiegabili scanalature, anch’esse
convergenti al centro.
C'è voluto un astrofisico in pensione, Mike Reed, per notare che quel disegno
all’apparenza banale nascondeva qualcosa di molto più complesso. Bastava
completarlo, tracciando i raggi del cerchio in corrispondenza delle
scanalature, per evidenziare il messaggio nascosto: il numero 3,141592654, vale
a dire esattamente le prime nove cifre del «pi greco», seguite da un 4 invece
che da un 3. Il professor Reed ha intuito che il piccolissimo cerchio, che
compariva nelle foto a destra del centro della formazione, rappresentava la
virgola del «pi greco» ed il resto - per uno studioso a proprio agio con la
matematica - è stato abbastanza facile. Tutti ricordiamo che a scuola il «pi
greco» ci consentiva di calcolare l'area di un cerchio, ma di tutti i numeri
sembra davvero quello venuto da un altro mondo.
E' considerato irrazionale, non può essere scritto come quoziente di due
interi; è trascendente e non algebrico e quindi è impossibile esprimerlo usando
un numero finito di interi. E' un po' complicato da spiegare, ma il «pi greco»
ci dice in sostanza perché non è possibile quadrare il cerchio, realizzare cioè
con riga e compasso un quadrato della stessa area di un determinato cerchio. Lo
Wiltshire è una regione della Gran Bretagna ossessionata dai cerchi fin
dall’epoca del suo monumento più famoso e rappresentativo, Stonehenge. Qui, nel
1991, comparve in un altro campo di grano il disegno del frattale di
Mandelbrot, nel 1996 il «Julia Set» e nel 1997 i cerchi di Koch, tutte figure
molto note ai fisici e ai matematici per la loro estasiante, ripetitiva complessità.
Poco lontano, a Milk Hill, venne trovata nel 2001 la madre di tutti i «crop
circles», una formazione a spirale con 400 cerchi di varie dimensioni che si
estendeva per 90 mila metri quadrati e che è rimasta imbattuta per l’armonia e
la bellezza che esprimeva. Tutte queste figure sono state catalogate con
pazienza da Lucy Pringle, che negli ultimi anni ha messo insieme (e a
disposizione di tutti) il più straordinario e per certi versi inquietante
database di un fenomeno che gli scienziati fanno sempre più fatica ad
attribuire - per tranquillizzarci - a quattro burloni che di notte tagliano il
grano con una falciatrice. Certamente i burloni esistono, e lo hanno anche
confessato. Ma le indagini effettuate da numerosi ricercatori sono arrivate
alla conclusione che non sono loro gli autori dei disegni più complessi.
E molte cose restano inspiegabili quando si osservano le formazioni sul
terreno, da vicino. Il grano o l’orzo non sono tagliati, ma piegati a spirale,
come se fossero stati abbattuti da un vortice. Gli steli presentano strane
malformazioni, l’aria sul campo è spesso ionizzata e a terra si ritrovano
microsfere di ferro. Intorno ai «cerchi» non c’è traccia del calpestio di
qualcuno che si sia avvicinato per realizzarli e in ogni caso sarebbe davvero
impossibile disegnare da terra forme così complicate, al buio e in una sola
notte. Le formazioni più belle compaiono ogni estate, a giugno e a luglio, nei
luoghi più misteriosi dell’Inghilterra: Avebury, Silbury Hill, Stonehenge,
quelli delle civiltà preistoriche che hanno lasciato grandi cavalli disegnati
sulle alture, innalzato colline per i loro morti e trasportato - non si sa come
- megaliti per centinaia di chilometri per realizzare circoli di pietra di cui
ancora oggi non capiamo lo scopo. Il mistero continua, e la nuova stagione dei
«cerchi» nel grano è appena all'inizio.