LA MANO DI E.T. SULLA
FINESTRA DI CASA
Di Alfredo Lissoni
Agosto 2009 - Avvistamenti
di luci sospette che hanno volteggiato nel cielo notturno a Trana
(TO) mandando bagliori sinistri, una zampata a sei dita su un vetro, risultata non associabile ad alcun animale o ad essere
umano, trovata la mattina dopo l’avvistamento, sull’angolo più in alto ed
esterno di una finestra che dà su un cortile. C’è quanto basta per fare urlare
“all’UFO” la stampa di provincia, attirare folle di curiosi e togliere il sonno
ad un’intera famiglia, babbo, mamma e figlio, che, dal giorno dell’accaduto si
arrovellano per sapere di che cosa mai si sia trattato. “Fino a che, pur di
avere una risposta, hanno deciso di uscire allo scoperto, anche a scanso di
essere etichettati come visionari, perché nessuno ha saputo dare loro una spiegazione”,
ha scritto la cronista Eva Monti sul periodico locale Luna Nuova, il primo a dare la notizia del curioso evento. “Erano degli UFO, erano degli extraterrestri? Che altro?”, ha
sbottato il capofamiglia, Cataldo Sapio, di fronte
alla reporter, aggiungendo: “Sono il primo ad essere scettico su queste cose, e
non vi avevo dato importanza, ma da mesi mi interrogo
su questa vicenda e non ne vengo a capo”. “46 anni, muratore, i piedi ben
piantati per terra, Sapio parla in modo pacato, tranquillo e sereno; solo, vorrebbe avere delle
risposte ed è disposto a raccontare per filo e per segno come sono andate le
cose e cosa ha visto quella notte”, ha scritto la Monti. “Lo abbiamo incontrato
nella bella villa dove si è svolto il fatto, ora venduta a terzi, al numero 6
di strada Biellese. Un angolo di paradiso nei boschi della Val Sangone,
ma non sperduta o isolata. Loro però sarebbero stati gli unici ad
avvistare, quella sera, le strane luci in cielo”. Lo conferma
la moglie, Daniela Castelli: “Era una domenica sera, il 7 settembre; a Trana c’era baldoria per la festa del paese che andava
avanti da giorni e quindi luci e suoni se ne sentivano tanti; per quello sulle
prime abbiamo pensato ad un laser o a qualcosa di simile”, ha raccontato.
“Mio marito mi ha chiamato per farmi vedere nel cielo delle luci molto strane”,
ha spiegato la donna; “giravano ed erano rotonde”. Aggiungeva l’uomo: “Erano
cinque o sei, ad un metro di distanza l’una dall’altra, come se viaggiassero in
formazione o se fossero le estremità di un oggetto in movimento. Siamo rimasti
incantati, bloccati per una decina di minuti a contemplare queste strane luci,
fino alla loro completa sparizione”. Fortunatamente, il figlio Sandro sarebbe
riuscito ad immortalarle sul cellulare ma poi, guarda la sfortuna, il
telefonino gli sarebbe stato rubato. “Peccato,
l’immagine era nitida anche il giorno dopo”, assicura Sapio.
MANI ALIENE SUI VETRI
Sia come
sia, di “prova” ne sarebbe stata trovata un’altra. Ha raccontato il capofamiglia: “Siamo tornati alle
faccende di casa, ai preparativi per la notte, ed abbiamo ripensato
all’accaduto solo il giorno dopo, quando abbiamo letto sul giornale che era
stato visto un disco volante nei dintorni di Pinerolo.
In un'altra occasione avremmo liquidato la storia come una stupidaggine, ma con
quello che ci era appena capitato non ce la siamo
sentiti di passar sopra un colpo di spugna”. Ed ecco
la sorpresa. “Mentre stavo lavando i vetri”, ha raccontato
la donna, “ho visto lo stampo di una mano molto strana: sembrava sovrapposta
nel finale; al posto dei polpastrelli si vedevano delle unghie, come se
qualcuno avesse voluto graffiare il vetro con sei dita!”. La signora ha tentato
di lavare via l’impronta, invano. “L’ho vista”, ha raccontato la Monti”; era là, sul vetro; ho ipotizzato il passaggio di
un ghiro, di un animale ungulato, tipo la talpa o, al contrario, l’effetto
lasciato dalle ali di un volatile che potrebbe essersi schiantato contro il
vetro lasciando la strana sagoma. Succede; ne abbiamo
visti di piccioni fare la stessa fine. I coniugi Sapio
non sono però dello stesso parere. L’impronta è troppo in alto, troppo nell’angolo perché un
animale di terra o di cielo lo scegliesse come obbiettivo…”.
Suggestione o realtà?
C’entrano veramente gli UFO? Colpa del chupacabras,
il misterioso
essere a metà strada tra un Grigio ed un vampiro che in
passato, negli anni Novanta, ha lasciato artigliate dalla Puglia alla Brianza? È presto per dirlo. Né si capisce perché mai E.T. avrebbe dovuto essersi preso
la briga di lasciare la propria impronta sul vetro di una villetta sperduta tra
le colline sangonesi, 3300 abitanti, perlopiù
allevatori e contadini. Ma la logica, si sa, quando si
parla di contatti alieni viene spesso meno. E, del
resto, esiste però un curioso precedente, del quale i Sapio
non sono a conoscenza.
Era il 29 maggio 1980 ed i
titolari della Pensione Clara di via Cascione 174 a Imperia Porto Maurizio avevano sentito,
attorno alle 23.20, abbaiare furiosamente il proprio cane, senza un motivo
apparente; la mattina seguente, con grande stupore, la padrona della pensione
aveva trovato, sul lato esterno di una finestra, l’impronta di una mano
sinistra. L’aspetto allarmante è che la finestra era
al primo piano e dava sul vuoto. Chi o cosa poteva essersi arrampicato sin
lassù, per lasciare quel segno indelebile sul vetro? “Era l’impronta di una
piccola mano con cinque dita che finivano a ventosa”, dichiararono i due
albergatori alla stampa. Il caso suscitò non poche perplessità negli ufologi;
chi scrive ebbe modo di reinvestigarlo nell’agosto
del 1993. La Pensione Clara non esisteva più, nel quartiere antico di Porto
Maurizio, ed i due titolari si erano da tempo
trasferiti. Rintracciatili telefonicamente, mi sentii
chiedere soldi per lo “scoop” e mi venne detto che il
vetro nel frattempo era stato acquistato da un ufologo francese. Un’analisi
dell’impronta su due fotografie dell’epoca, effettuata nel 1995 con software
moderni, portò alla conclusione che le dita potessero
essere sei (l’indice sembrava sdoppiarsi) e che al centro della mano apparisse
come una strana struttura sferoidale, come una grossa ventosa o una palla;
emerse anche che il pollice era sproporzionatamente grande e che anche parte
del polso, piegato innaturalmente, era rimasto impresso nel vetro. Anche in quel caso, dunque, qualcosa di non terrestre aveva
lasciato la propria “firma”?
QUALE SPIEGAZIONE?
Osservando la posizione
dell’impronta (in alto a sinistra, in una finestra composta da
quattro vetri separati) fu chiaro che un eventuale acrobata burlone avrebbe
dovuto sollevarsi in piedi sul vicino balcone, ma con enorme difficoltà;
inoltre avrebbe avuto maggior estro ad imprimere l’impronta di una mano destra.
In alternativa, l’impronta poteva essere stata apposta
da dentro la camera, a finestra aperta. Ma da chi, e
perché? Il caso rimase aperto anche se, da un punto di vista metodologico, il prof.
Joseph Allen Hynek, papà dell’ufologia scientifica, non avrebbe considerato questi eventi come ufologici,
in quanto l’associazione fra traccia e UFO è impropria, non essendo stata
scorta alcuna entità anomala in prossimità dell’orma; fenomeni di questo genere
riportano, per contro, alla mente la sterminata letteratura parapsicologica e religiosa
sulla materializzazione di impronte di fuoco dal nulla: nel Museo delle Anime
dell’Oltretomba, nella Chiesa del Sacro Cuore del Suffragio sul Lungotevere
Prati a Roma, ne sono custodite parecchie, formatesi su libri, vesti, lenzuola
e persino porte; sono attribuite a “manate” lasciate da anime dannate, o
meglio, da “anime ritornate”, secondo la Chiesa, “per chiedere suffragi di
preghiere che accorcino la loro permanenza in Purgatorio”; la parapsicologia
definisce invece “teleplastia” la formazione
paranormale di figure su vetri e muri. Ma in ogni caso – se
si esclude lo scherzo – tutte e tre le ipotesi (paranormale, religiosa, ufologica) non ci permettono di saperne di più sull’esatta
natura del fenomeno, che potremmo persino includere tra gli “eventi fortiani”, allargando così il campo ad una quarta ipotesi,
anch’essa incapace di una spiegazione definitiva.
In attesa che le nostre conoscenze facciano un passo
avanti, non ci resta dunque che prendere atto dell’esistenza di questi X-files, dei quali ci sfuggono però completamente il
significato e le modalità di esecuzione.