YEMEN: I CORANI APOCRIFI

di Alfredo Lissoni - Sebbene sullo "Yemen Times On Line", il sito Internet di uno dei maggiori quotidiani yemeniti, non sia mai stato pubblicato nulla sugli UFO, l'antica terra della regina di Saba ha una tradizione di visite aliene assai antica. Se ne parlerebbe addirittura nei commentari del Corano.
Ma andiamo con ordine.
Se siete appassionati dei racconti fanta-horrorifici del romanziere americano Howard Philip Lovecraft, ricorderete come questi abbia creato, all'inizio del secolo, una mitologia aliena basata sull'idea che divinità mostruose extraterrestri, i Grandi Anziani, visitarono la Terra nella notte dei tempi e lasciarono sul nostro pianeta tracce del loro passaggio nelle loro abominevoli città. Lovecraft sosteneva che fosse possibile richiamare i potentissimi (ma pericolosi) Grandi Anziani sulla Terra attraverso invocazioni magiche, custodite in un libro maledetto noto come "Necronomicon" (il libro dei morti) o recitando le formule esoteriche scritte sulle colonne delle città perdute costruite dagli adoratori dei Grandi Anziani. Una di queste città era Iram. Sebbene tutte queste vicende fossero solo il frutto della notevole fantasia del romanziere di Providence (USA), Iram esistette sul serio, secondo l'Islam. Se ne parla nel Corano, al quale evidentemente Lovecraft si è rifatto, e nel libro "Storie dei profeti" di Abu Abdallah al-Tarafi, un esegeta arabo nato a Cordoba nel 997 d.C.

Abu al-Tarafi è, a tutti gli effetti, l'autore dei vangeli apocrifi coranici. Con "vangelo apocrifo" si intende, in ambito religioso, qualsiasi narrazione religiosa, simile ad un testo sacro e che riporti cronache bibliche, non riconosciuta però come autentica dalla Chiesa. Esistono moltissimi vangeli apocrifi cristiani, scritti subito dopo - o anche molti secoli dopo - la morte di Gesù e riportanti storie bibliche inedite o sviluppi (di fantasia) di resoconti dei vangeli. Molti di questi scritti, buona parte dei quali trovati a Nag Hammadi in Etiopia e a Khirbet Qumran in Palestina fra il 1943 ed il 1947, sono in realtà testi filosofici, magici o sacri di sette "gnostiche", che proponevano cioè una forma di conoscenza esoterica differente da quella dominante. Nei testi apocrifi cristiani vi sono leggende sulle vicissitudini di Adamo, sulla caduta degli angeli ribelli, nuove parabole e miracoli di Gesù, profezie apocalittiche. E vi sono anche molti strafalcioni storici, grazie ai quali è stato possibile stabilirne la non corrispondenza con i testi canonici contenuti nella Bibbia (il che peraltro non significa che quanto sia riportato in tutti i vangeli apocrifi sia per forza frutto di fantasia, come vedremo nel quinto capitolo, a proposito del 'Libro di Enoch').

Anche nel mondo islamico vi sono dei testi apocrifi, che chiaramente attingono al Corano e ai vari commentari di grandi saggi musulmani. Vengono chiamati "Qishash al-anbiya" (storie dei profeti) e, a differenza di quanto avviene nel mondo cristiano, sono ritenuti credibili e rilevanti dall'esegesi e dalla storiografia musulmana. Le storie dei profeti, secondo quanto ha scritto al-Tarafi stesso, che raccolse molto materiale nell'anno Mille, "sono, assieme agli avvenimenti, alle loro parole e ai loro atti, quanto di meglio può essere raccontato e riassunto. Ho così deciso di raccogliere le storie di chi è menzionato nel Corano, da quanto di più genuino hanno riferito trasmettitori e persone degne di fiducia". I personaggi su cui al-Tarafi si è soffermato furono grossomodo patriarchi, profeti e figure di rilievo della tradizione giudaica e cristiana, da Adamo a Gesù, con qualche presenza esclusivamente musulmana, come Salih e Hud. E proprio quest'ultimo potrebbe avere particolare rilevanza per gli ufologi, per una narrazione nota come la "Storia di Hud".

Di Hud al-Tarafi ci racconta che "fu il primo a parlare arabo" e che ebbe quattro figli "da cui ebbero origine gli arabi"; da uno di essi, Faligh, nacquero gli yemeniti. E nello Yemen, nella città di Iram "dalle alte colonne", vivevano Hud ed i quattro suoi figli. I figli di Hud erano formidabili costruttori di città; al-Tarafi riferisce che edificarono anche Gabalqa, ad oriente, e Gabarsa, ad occidente. Per avere una vaga idea di quanto fossero imponenti le loro città, lo scrittore ci dice che entrambe avevano "mille porte rispettivamente e la distanza tra porta e porta era di una parasanga (6,4 km)". Gli abitanti di queste due città discendono da Narish ibn Yafith ed erano più numerosi della gente di Gog e Magog (due giganti biblici) e "nove volte di più degli abitanti del mondo, ma Dio Grande e Potente ne sa di più".

Il riferimento ai giganti non è casuale, e sono sicuro che gli ufologi si interrogheranno sulla reale natura della progenie di Hud. Altrettanto grandi erano infatti gli abitanti di 'Ad, una misteriosa città abitata da genti gigantesche, i cui abitanti erano, secondo al-Tarafi, "fratelli di Hud". "Si diceva che fossero gente nomade" e dalla "corporatura gigantesca", scrisse al-Tarafi. "I loro uomini avevano una forza tremenda: il più grande era alto sessanta cubiti, mentre il più basso arrivava a dodici cubiti. Sostiene il profeta Abu Ga'far al-Tabari che le abitazioni del popolo di 'Ad erano ad al-Shihr nello Yemen e nel Hadramawt fino all'Oman. Riporta al-Suddi che Hud si recò tra gli 'Ad, li ammonì e ricordò loro quello che Dio ha raccontato nel Corano, ma essi rifiutarono di credere in lui; fu così che li colpì una siccità tale che si trovarono in gravissima difficoltà, e la causa di tutto ciò fu la maledizione lanciata loro contro da Hud. Dio così inviò contro di loro il vento devastatore". La natura di questo vento (di cui si parla anche nel Corano nella sura "della Luna", LIV-20) ci è presto rivelata. "Ecco una nube che ci darà la pioggia, dissero gli 'Ad, ma allorché fu vicina a loro, essi videro cammelli e uomini che il vento faceva volare tra il cielo e la terra, spostando persino le portantine da cammello e facendole salire in alto, tanto da sembrare cavallette".

"Quando si resero conto di quel che stava accadendo", continua il testo, "gli 'Ad si precipitarono nelle case, ma quando furono entrati il vento li raggiunse e li fece morire". Il passo che segue è oltremodo illuminante sulla reale natura di questo 'vento', sparato da una nube: "Poi il vento li tirò fuori dalle case in un giorno di calamità, ovvero di avversità senza fine, visto che la punizione contro di loro proseguì per sette notti e otto giorni ininterrotta, otto giorni consecutivi. Il vento infatti uccideva e annientava qualsiasi cosa incontrasse e trascinava gli uomini fuori dalle case. Ha detto Dio che il vento strappava la gente dalle case come radici di palme divelte, gettava le tende e spostava le portantine, facendole salire in alto come cavallette. Infatti nel Corano si diceva che tutto sterminerà per ordine del suo Signore...".

Questo è, senza volere offendere la sensibilità religiosa di nessuno, l'unico riferimento plausibilmente ufologico delle narrazioni profetiche di al-Tarafi. E che si tratti di un evento di natura non convenzionale è dimostrato dalla straordinaria somiglianza con un altro episodio, questa volta occidentale, annotato molte centinaia di anni dopo in un quotidiano britannico, il "Peterborough Citizen and Advertiser" del 24 marzo 1909, che riferiva della comparsa di un ordigno a fuso che sprigionava un forte fascio di luce, sopra la cattedrale di Peterborough. La stampa che illustrava il servizio mostrava un oggetto la cui descrizione è pressoché identica alla nube che aveva aperto il fuoco sopra 'Ad. Anche in questo caso l'UFO apriva il fuoco, ma anziché distruggere, si limitava ad illuminare la cittadina britannica, fra lo stupore superstizioso dei presenti.

Che l'episodio di 'Ad non sia solo pura fantasia è dimostrato anche dal fatto che la città di Iram fosse realmente esistente; è stata rintracciata dal documentarista americano Nicholas Clapp, che ha condotto una spedizione archeologica alla ricerca di Ubar, "l'Atlantide del deserto" - altro nome con cui era chiamata - e della quale si erano perse tutte le tracce; sino a che Clapp, analizzando una serie di manoscritti, scoprì che dal 1460 tutti i precedenti esploratori che avevano cercato la più favolosa delle città arabe basandosi sui testi musulmani, erano stati fuorviati dall'errore di un amanuense che, nel copiare la mappa tolemaica, aveva confuso l'87º grado di latitudine con il 78º, spostando così la localizzazione di Ubar. La scoperta di Clapp segnò una nuova epoca della ricerca e, con l'aiuto della tecnologia moderna, portò la spedizione di archeologi, geologi e scienziati spaziali da lui coordinata ad identificare e disseppellire le rovine della straordinaria città fortificata, i cui manufatti vennero in seguito datati come vecchi di 4000 anni.



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