L'UFO CHE BLOCCÒ IL MUEZZIN

di Alfredo Lissoni - In una lettera pubblicata dal noto settimanale italiano "La Domenica del Corriere" il 24 febbraio 1957, allorché si ricominciò a parlare di dischi volanti anche sulla stampa italiana, si legge: "Una nostra valente collaboratrice, la signora Clara Toffolon, che lo scorso anno da Taiz, capitale dello Yemen, in cui risiede da tempo con il marito Carlo, medico dell'Imam, cioè del re di quella regione, assistette al passaggio di un disco volante. Nella lettera che trascriviamo la signora dice che in un pomeriggio, alzatasi dopo un breve sonnellino, si affacciò alla finestra perché l'ascari di servizio la vedesse e, nel caso in cui ci fossero state novità, salisse a riferirle.

Appena la vide, il soldato infilò di corsa le scale, raggiunse il piano sul quale si trovava l'appartamento e, fattole un cenno per invitarla a seguirlo, salì fino alla terrazza più alta del palazzo. Di lassù indicò qualcosa a occidente, proprio contro il sole, qualcosa che stava fermo. 'Riparandomi come potevo con le mani - narra la signora - vidi quel coso, che produceva il rumore caratteristico di una mosca sui vetri, dapprima immobile, scendere con una velocità inverosimile e in linea verticale, fino all'altezza del monte Sàbur (m. 3000), quindi andare avanti e indietro lentissimamente, su tutta la zona di Taiz; dopo un buon quarto d'ora, con mossa rapidissima, impressionante, si diresse verso l'alto, a nord, e scomparve ben presto alla vista. La sua forma, però, era non affatto quella di un disco, bensì di un sigaro a coda tronca, con due piccole alette verso il fondo. Non riuscii a vedere se avesse eliche o qualche altra sporgenza. Era l'hàser e lo ricordo bene perché in quel momento il muezzin, pur guardando anch'esso stupito, chiamava i fedeli per la terza preghiera, perciò erano le 15.15 (ora locale). Mi fu detto che da oltre un'ora quel coso si spostava avanti e indietro per il cielo; molti arabi vennero quel giorno da noi a domandarci se era una arma russa o americana. Da Hodeidah altri ci scrissero, poiché il giorno precedente il coso era stato veduto su tutta la costa. Dicevano che qualcosa luccicava su di esso, ma io non potei che distinguerne la forma. Pensai anch'io che fosse un'arma segreta e, poiché di queste cose non mi occupo, passai l'avvenimento nel dimenticatoio. Ma ecco, oggi c'è del nuovo. Ebbene, tutto questo ho voluto raccontarlo perché se da qualche parte riceveste foto o segnalazioni, sappiate che si tratta di cosa vera...".