L'UFO ALLA GEORGE ADAMSKI
di Alfredo Lissoni - Maryland (USA). 28 febbraio 1965. Il "filmato Rodeffer" è famoso a livello planetario e, pur essendo considerato un falso perché legato alla controversa figura del sedicente contattista George Adamski (ritrae difatti un tipo di disco volante reso celebre dal contattista), compare continuamente in libri, riviste e in videocassette (negli anni Novanta è stato inserito, in Italia, in diverse Home Video). La storia è stata così raccontata: un disco volante "adamskiano", cioè con cupola, bordo sporgente e tre sfere a mo' di carrello di atterraggio, in tutto e per tutto simile ai dischi apparsi nel libri pubblicati da Desmond Leslie e George Adamski, avrebbe sorvolato la casa di una fan del contattista polacco-americano, la trentacinquenne Madeleine Rodeffer, segretaria di un medico. In quel momento la donna era in compagnia di Adamski e ad altri tre testimoni, a Silver Spring nel Maryland, il 26 febbraio 1965. A detta della signora l'oggetto, dal quale ad un certo momento si vedrebbe scendere uno dei tre trampoli d'atterraggio, avrebbe condotto delle lente evoluzioni accanto ai testimoni, che osservavano da un giardino. La signora riuscì ad impressionare uno spezzone di film a colori. Secondo William Sherwood, ottico ed ex ingegnere che aveva lavorato a un progetto di sviluppo per la Eastman Kodak, il filmato, girato con una cinepresa ad 8 millimetri, era autentico; della stessa opinione si è detto, nel libro "Base Terra" edito nel 1998, l'ufologo inglese Timothy Good, che ha rilanciato il caso commentando: "Iniziai le mie indagini personali su quel filmato nel 1966; basandomi su di esse e sull'amicizia con Madeleine che dura da trent'anni, posso dichiarare inequivocabilmente che il filmato è autentico". Good ritiene che il filmato sia stato girato in realtà da Adamski, che avrebbe chiesto alla donna di attribuirsene la paternità forse per avere più testimoni collaterali delle proprie "visioni" (con un altro autore di film, Jerrold Baker, fece altrettanto). Anche il tedesco Michael Hesemann, nel libro autoprodotto "UFOs: Die Kontakte", ne avvalla l'autenticità, citando un imprecisato comitato della NASA che avrebbe visionato la pellicola il 27 febbraio 1967 ed un alto ufficiale dell'Aeronautica americana, tale Freeman, che avrebbe affermato che si trattava del migliore film sugli Ufo che avesse mai visto. In realtà, ciò che si vede nella pellicola è un modellino sufficientemente sfuocato (perché troppo vicino alla cinepresa) sospeso ad un filo e ricavato o da una lampada stradale (gli studiosi italiani Peter Kolosimo e Gianni Settimo ne hanno recuperato un modello pressoché identico agli UFO adamskiani, e lo hanno mostrato alla stampa) o da un refrigeratore per bibite con appiccicate delle palline da golf, a simulare il carrello di atterraggio. L'UFO non esce quasi mai dal raggio di azione della cinepresa, in maniera palesemente intenzionale, e si libra attorno al proprio asse, perché chiaramente appeso ad un filo. Il fatto che uno dei carrelli d'atterraggio sembri scendere è solo un effetto ottico dovuto alla pessima qualità del film. Infine, il motivo per cui la Rodeffer abbia dovuto creare con Adamski una simile falsificazione può essere spiegato con l'adesione alla "missione" spirituale che il contattista affermava di portare avanti e per la quale ogni mezzo diventava lecito.