Gli X-files italiani

RAPIMENTI UFO: LO SCONVOLGENTE DOSSIER ZANFRETTA

 

Marzano di Torriglia, Genova.

6 dicembre 1978 ore 23.30.

In quella che sembra essere una notte come tante altre, il metronotte genovese Pier Fortunato Zanfretta sta effettuando l’abituale servizio di pattuglia presso le villette della zona residenziale di Marzano di Torriglia, quando, improvvisamente, ecco comparire delle strane luci dietro una casa. "Ho pensato fossero arrivati dei ladri", racconterà in seguito il testimone, "ed istintivamente ho impugnato la pistola e, quatto quatto, mi sono avvicinato alla villa, strisciando contro il muro. Improvvisamente qualcuno mi diede uno spintone nella schiena, facendomi cadere a faccia in giù; la pistola mi sfuggì di mano. ‘Mi hanno fregato’, pensai subito. Infuriato, girai su me stesso, pronto ad affrontare il ladro. Ma ciò che vidi mi lasciò di pietra. Dinnanzi a me si stagliava un mostro di tre metri, un essere dal torace enorme, una massa di carne grigio scura, con la pelle del petto ondulata. Ero letteralmente sbalordito. Avrei voluto illuminare quella strana sagoma con la torcia elettrica che stringevo in pugno, ma, per la paura, quest’ultima di sfuggì di mano.

Abbozzai una reazione confusa. Annaspai. Cercai la torcia e la trovai. La puntai verso il mostro, ma questi era scomparso. Poco dopo vidi passare sopra di me un gigantesco triangolo volante che emetteva delle luci abbaglianti e che repentino scomparve nel cielo..."

Il caso Zanfretta

Quando Zanfretta, ripresosi solo in parte dallo spavento, domandò aiuto via radio alla Centrale Operativa, delirando e balbettando, i suoi colleghi capirono subito che era successo qualcosa di veramente strano. Molte altre guardie giurate, arrivate prontamente nella zona, videro le impronte di piedi lasciate dalla strana creatura e, nei giorni che seguirono, altri metronotte furono testimoni del passaggio di UFO. Il 20 dicembre un radioamatore locale intercettava la comunicazione di una guardia in servizio di sorveglianza fra Uscio e Torriglia, che, via radio, segnalava la presenza di "molte strane luci, apparse in un’area di cielo continuamente sorvolata da elicotteri dei Carabinieri".

Era scoppiato il caso Zanfretta, uno dei più inquietanti x-files dell’ufologia italiana, subito oggetto di decine e decine di scontri e dibattiti sulla stampa nazionale ed estera.

Alle accuse di abbaglio - gli scettici sostenevano che Zanfretta non avesse visto un alieno ma più banalmente un cavallo con i crini gelati - il metronotte rispondeva sottoponendosi al siero della verità e al poligrafo, lasciandosi infine ipnotizzare presso il Centro di Ipnosi Medica di Milano, dal professor Rolando Marchesan.

Fu proprio quest’ultimo che, dopo avere attestato la sanità mentale del testimone, sottoponeva Zanfretta ad ipnosi regressiva, ricostruendo un’incredibile vicenda, che il metronotte, a livello cosciente, aveva totalmente rimosso. Sequestrato a bordo di un UFO, Zanfretta si era svegliato legato in piedi ad una tavola e circondato da esseri mostruosi, una sorta di uomini rettile alti tre metri, con gli occhi luminosi ed il corpo coperto di scaglie e spuntoni. Gli strani esseri, che in seguito si qualificheranno come ‘Dargos, provenienti dal pianeta Titania’, gli avevano messo sulla testa una sorta di casco caldissimo e doloroso, grazie al quale potevano studiarlo meglio; inoltre comunicavano con lui grazie ad uno strano apparecchio luminoso che funzionava come un traduttore istantaneo.

"Ma quello fu solo l’incontro preliminare", ha raccontato Zanfretta, precisando di avere avuto, in tutto, undici incontri ravvicinati del quarto tipo (o rapimenti UFO). "In un’occasione sono stato sollevato in aria da un fascio di luce, mentre stavo procedendo in moto. Fu un momento sconvolgente. Vedevo le case dall'alto e la città che diventava sempre più piccola, mentre quel fascio luminoso mi avvicinava sempre di più ad una piccola astronave. In un istante fui dentro il disco volante, ed ecco che accadde l’incredibile. Mentre esternamente l’astronave sembrava molto piccola, all’interno era gigantesca, come se le sue dimensioni fossero improvvisamente mutate. Col tempo finii con l’abituarmi a tutte queste stranezze. Già all’epoca del mio secondo rapimento, verificatosi tra l’altro dopo che mi ero sottoposto alla prima ipnosi regressiva, gli alieni mi rapirono sempre utilizzando una forza invisibile. Era il 28 dicembre 1978 e stavo viaggiando nei pressi della galleria della Scoffera, verso Torriglia, quando mi accorsi che la mia macchina aveva preso a muoversi da sola, improvvisamente. Immediatamente avvisai via radio la centrale. Ero terrorizzato. La vettura correva veloce su per i tornanti di Torriglia, in mezzo alla nebbia. Pochi minuti dopo l'auto si fermava di botto, e veniva investita da una luce fortissima..."

Un'ora dopo i colleghi di Zanfretta trovato il metronotte con la macchina rovesciata. Il tetto della vettura era rovente, come se qualcosa di molto caldo vi si fosse posato sopra. Anche l'interno della macchina era molto caldo. Altro fatto strano, nonostante piovesse a dirotto, Zanfretta era completamente asciutto.

Ancora una volta l’ipnosi avrebbe ricostruito gli attimi mancanti. Portato nuovamente a bordo dell’UFO, Zanfretta era stato esaminato con il solito casco, quindi era stato spogliato e nuovamente studiato. Gli alieni gli avevano infine sfilato la pistola dalla fondina e, quasi volessero testarne la potenza, avevano sparato l’intero caricatore contro uno strano schermo presente dentro l’UFO. "Quindi", dirà poi Zanfretta, "mi interrogarono a lungo. Vollero sapere molte cose su di me. Quando parlavano emettevano una strana luce dalla bocca. Poi tagliarono corto, dicendo che sarebbero tornati".

Un popolo disperso in cerca di una terra

Gli altri incontri non furono poi molto diversi.

Quale fosse il reale scopo degli alieni emerse con la seduta di narcoanalisi del 6 febbraio 1979. In fase di regressione, Zanfretta rammentò che i Dargos si erano qualificati come un "popolo disperso nella galassia" e destinato a morire, desideroso soltanto di trovare una nuova terra su cui stabilirsi, in pace ed amicizia. Il nostro pianeta sembrava molto indicato, per gli extraterrestri, temperatura a parte, giudicata troppo bassa. I Dargos provenivano da una non meglio identificata ‘Terza Galassia’ e vagavano nello spazio a bordo di una gigantesca astronave. Avevano messo gli occhi su Zanfretta, lo avevano rapito e studiato e alla fine giudicato idoneo ai ripetuti contatti. Con questo, non l’avevano trasformato in una sorta di intermediario cosmico, in un messia o in un contattista spirituale. Non gli avevano rivelato alcun messaggio, ma una prova della loro reale esistenza gliela avevano fornita: una misteriosa scatola contenente una piramide incastrata in una sfera trasparente. La piramide galleggiava in uno strano liquido. Il tutto è ancora gelosamente custodito da Zanfretta dentro una scatola, occultata da qualche parte sulla montagna genovese. "Non voglio parlare di questo manufatto (che secondo molti ufologi servirebbe a proiettare le immagini degli alieni, n.d.A.) che mi è stato affidato con l’ordine di non mostrarlo a nessuno. Non so a cosa serva, ma so che loro me l’hanno prestato -e non regalato - e questo significa che, prima o poi, essi torneranno a prenderlo. E per l’occasione spero che portino via anche me e la mia famiglia".

Linciaggio morale

Ma l’articolatissima vicenda di Zanfretta, raccontata solo in parte nell’interessante volume di Rino Di Stefano ‘Luci nella notte’, non si limita soltanto agli incontri ravvicinati. Dopo le prime esperienze, attorno al metronotte è stato fatto il vuoto. Gli è stato tolto il porto d’armi - con conseguente perdita del lavoro -, gli amici lo hanno abbandonato, i giornali lo hanno messo alla berlina, non credendo che un umano potesse essere stato rapito dagli UFO (adesso questi fatti sono all’ordine del giorno, ma non lo erano nel 1978). Nonostante tutti i test di narcoanalisi e ipnosi regressiva, a Genova come a Milano, abbiano dimostrato la buona fede del testimone, Zanfretta ha subito il classico linciaggio morale riservato per anni a molti rapiti dagli UFO (dagli Hill a Travis Walton). Quando lo abbiamo conosciuto, tre anni fa, ad una trasmissione su Rai Tre, gli scienziati presenti e persino gli stessi conduttori (che a regola dovrebbero essere quantomeno educati, se non imparziali) lo insultarono pesantemente, dandogli del bugiardo. "Solo gli alieni, alla fine, sono stati gentili con me", ha recentemente confessato il metronotte.

Zanfretta attende che gli alieni lo portino via con sé. Non lo dice, ma ciò significa che i Dargos - qualora l’intiera faccenda sia vera - hanno studiato gli umani e hanno deciso di prenderne le distanze. Hanno sorvolato la Terra e l’hanno giudicata bellissima, ma hanno capito che un contatto diretto con un’umanità aggressiva e brutale sarebbe disastroso. Per loro e per noi. Se è andata veramente così, aveva ragione quel vecchio adagio che diceva: ‘Volete sapere perché le Intelligenze Superiori non prendono contatto pubblicamente? Proprio per la loro intelligenza superiore...

Gli altri rapiti italiani

Gricignano d’Aversa, 9.12.54.

Il contadino Giovanni Aquilante, scomparso da casa da due giorni, ricompare dal nulla, scioccato ed affamato, raccontando di essere stato sequestrato da due strani nani volanti in abiti multicolori. Aquilante aveva solo ricordi confusi (false memorie?), rammentando approssimativamente di avere viaggiato per due giorni in luoghi sconosciuti, sempre accompagnato dai due esseri che mutavano continuamente forma e dimensioni. A seguito del trauma subito, l’uomo si ammalò e morì.

Lago d’Idro (BS), 27.7.73.

Durante un’escursione il giovane Marco Pialorsi scopre le tracce di un atterraggio UFO ed ha un vuoto di memoria. Sotto ipnosi ricorderà in seguito di avere incontrato uno strano essere che, toccandolo con uno strano oggetto, gli aveva fatto perdere i sensi. In seguito il giovane era stato sollevato in aria da un fascio di luce e trasportato a bordo di un UFO, in una stanza rotonda, ove era stato esaminato da quattro alieni e da una donna.

Sesto Fiorentino, 23.2.78, ore 11.45.

Due automobilisti appartati sul Monte Morello captano una strana interferenza radio. L'uomo esce dalla vettura e viene investito da una luce viola, proiettata da quattro umanoidi scesi da un UFO. Quando l’uomo rientra in sé scopre di essere sparito per venti minuti. La donna sta ancora urlando di paura.

Cosenza, 21.9.78, ore 20.

Un giovane del luogo viene sequestrato nei pressi di un cantiere in costruzione da quattro nanerottoli che si muovono saltellando. Le entità sono alte un metro e mezzo, portano giacche piene di bottoni ed elmi con antenne, uno zaino sulla schiena e hanno pinze al posto delle mani. L’uomo perde conoscenza e quando riprende i sensi, mezz’ora dopo, attorno a lui non c'è più nulla.

Lusiana di Vicenza, 18.1.79, ore 23.30.

L’auto di un tagliaboschi di quarantadue anni si blocca in prossimità di un UFO atterrato. Le luci della vettura si spengono e le portiere si aprono e due umanoidi alti un metro, in tuta color bronzo-rame a scaglie, compaiono dal nulla e catturano il terrestre.

L’uomo si ritrova in una stanza di 2 metri, piena di strumenti elettrici ed uno schermo con delle "palline luminose". Mentre gli alieni tentano di spogliare il terrestre per esaminarlo, questi riesce a divincolarsi e a fuggire.

Reppia (GE), estate 1983, 23.45. Il giovane scout Valerio Lonzi scorge tre luci notturne vorticare a mezz'aria attorno ad un altro scout, quest’ultimo paralizzato e come in trance. Quando le luci scompaiono, Lonzi scopre di avere un missing time di tre quarti d'ora e tre cicatrici sulla schiena.

Pietra Ligure, agosto 1989.

Il consulente finanziario Giuseppe Di Giorgio scompare misteriosamente sull'Autofiori e viene ritrovato, sei giorni dopo, a Sarzana, con tre molotov in mano e un sacco a pelo. Racconterà di essere stato nello spazio e di aver scoperto un antidoto per l’AIDS.

Gogna, 22 luglio 1996.

Carlo Lenci e Jennifer hanno un missing time dopo un incontro ravvicinato con due strane entità sui monti Berici.